Certo Roma ha il suo fascino, ma non è questo il punto.
Il punto sono le relazioni. A volte ritornano, come si sa. Amici che non si vedono da molto tempo che si fanno risentire, propongono, organizzano, poi scompaiono.
A noi sembra il naturale evolversi delle relazioni: la scoperta dell'altro, l’affibbiare un'etichetta, la frequentazione se utile e necessario, il perdersi di vista.
Non siamo cinici, forse un pò, ma realisti.
Ancora una volta il tempo è un limite che ci viene imposto dall'esterno e sul quale non abbiamo controllo. Possiamo solo controllare come investirlo (odiamo usare questa parola dalla connotazione finanziaria/economica!) ed usarlo al meglio.
Forse quel compagno di scuola ancora si ricorderà di noi. Oppure si ricorderà solo dei nostri sbagli.
Oppure quella persona con la quale abbiamo condiviso un pò del cammino deciderà di ricordare qualcosa di meglio. Oppure ci farà ancora più male.
Il punto qui è che se un rapporto è finito in rovine, un motivo di certo c'è stato. Ogni grande civiltà è caduta, eppure ne è sorta un'altra. Ed è lo stesso per le persone che conosciamo.
Il lungo cammino che ci lasciamo dietro è un insieme di rovine, perdute nel tempo. Rovine fatte di rapporti, di parole dette e non dette. Di scelte fatte e non fatte.
Spetta a noi decidere se il ritorno all'antico è solo uno specchio, un illusione per tornare con la mente ad un passato che non esiste più.
Invece di godersi appieno il presente che ci siamo costruiti con le nostre mani.
