Siamo andati indietro nel tempo e nel futuro col nostro pensiero . Ma è un inganno, una semplificazione del nostro cervello per dare un senso all'infinito susseguirsi di istanti che si muove attorno a noi. Di molti non siamo neppure coscienti, tanto il nostro cervello si forma lentamente . Eppure, eppure, che significato ha per noi il susseguirsi di questi istanti, che formano il presente ? Ha un senso, prima di tutto ? O sono solo tappe verso un futuro "leggendario", che in fondo.. non esiste, noi costanti in attesa di un inesistente Godot? E' per questo che a metà di questo percorso di un anno consigliamo la lettura del Deserto dei tartari , di Dino Buzzati. Non è l'elogio al libro, ma all'idea: ma noi, questo presente.. a cosa lo stiamo consacrando ? Al lavoro, alla carriera, alla famiglia, al divertimento ? E di noi, cosa resta ?
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