Nell'era del mondo iperconnesso, ma al tramonto della globalizzazione di questi ultimi anni, non siamo più vicini.
Ci siamo cullati nell'idea delle frontiere aperte, del mondo più piccolo e della fine della storia, cercando di avvicinarci gli uni gli altri.
Eppure le differenze sono sempre lì e anche se volessimo colmarle, lo sforzo è notevole, sia per il singolo, per un gruppo, per l'intera società.
Ed è qui che arriva l'indifferenza totale, ovvero la soluzione del tempo contemporaneo alla complessità: non mi colpisce direttamente ? Non mi interessa.
E chi siamo noi per biasimare questo approccio?
Analizzandolo a fondo siamo giunti alla conclusione che giudicare senza conoscere è sempre pericoloso e nonostante il nostro istinto ed i nostri pregiudizi, vale la pena di fermarsi e pensare. Se la maggior parte delle persone attorno vivono nell'indifferenza totale, noi cosa possiamo fare?
Forse nulla, probabilmente poco.
Un tempo ci saremmo detti di informarsi, capire, studiare. Ma le energie, il tempo, la voglia, erodono questa meta che vediamo sempre più lontana.
Recentemente, parlandone insieme, a "quattrocchi", abbiamo realizzato come l'unica verità (e neppure quella!) la possiamo realizzare sono in prima persona, senza intermediari.
La complessità e l'indifferenza totale si affrontano giorno per giorno, un pezzo alla volta, cercando di fare quello che si può.