Nella tempesta cognitiva di un futuro che è già passato (perché diciamocelo quando ci siamo accorti del cambiamento, è già successo!), non otteniamo forse qualcosa come ritorno?
Secondo noi si, otteniamo la maturazione di una consapevolezza che va oltre quello che abbiamo vissuto, sempre se ci fermiamo a meditare su quanto appreso.
Gli errori, le scelte, le vittorie, tutto concorda e compone il nostro presente.
Ma ci sono voce che arrivano dal passato (o dal futuro) e per le quali è l'insieme della nostra fragile memoria a farla da padroni. Voci dei nostri genitori, nonni, amici, zii, chiunque ci è stato attorno prima di diventare coscienti e poi via via negli anni della formazione, fino a farci diventare quello che siamo.
E guardando la nuova generazione che cresce, che sperimenta, viene da chiedersi come mille generazioni prima di noi: faranno i nostri stessi sbagli? Avranno le nostre stesse gioie, dolori, tragedie? Sarà meglio o peggio?
Ed io cosa posso fare ?
E qui arrivano i valori che vengono trasmessi di generazione in generazione, delle fiaccole che sono tramandate fuori dalla natura (non fanno parte dei nostri geni), della società (non sono codificati da leggi), eppure ogni famiglia li interpreta in modo diverso, unico. E' come se come singolo e come specie sperimentiamo infinite combinazioni dello stesso alfabeto, cercando di comporre qualocosa che ha senso.
Trovandoci, parlandoci, abbiamo parlato di trasmettere il valore di preservare il nostro ambiente, costruire sui doni che si hanno, procedere a piccoli passi, aiutarsi. Valori tradizionali.
Eppure ognuno di essi apre una porta e ne chiude cento.
E non collima coi valori della tecnologia, del capitalismo, della scienza, del buonsenso.
E' un rischio, molto grande, non pensare e soppesare bene questo passaggio di valori, una generazione alla volta.
Il mondo sarà loro, non nostro.
