L'immagine raffigura un'astronauta nello spazio, un esempio di vuoto.
Da soli nell'infinito, con un piccolo involucro che ci separa dall'esterno, fragile, molto fragile.
Eppure abbiamo costruito strumenti che ci permettono di andare oltre quello che siamo, oltre la nostra terra.
Eppure il vuoto è ancora lì.
Non è un caso parlandone ritorniamo alla domanda "ma io cosa ci faccio in questo vuoto?". E ci rendiamo conto di quanto è estremamente debole questa nostra consapevolezza, un piccolo barlume di luce nell'oscurità (o quella che noi chiamiamo oscurità), in un vuoto totale attorno a noi.
Ed è quindi con un passaggio che ha dell'impressionante, che ci ritroviamo a parlare ancora una volta del "senso" del nostro tempo tempo.
Che senso ha lavorare ?
Che senso ha vivere ?
Che senso ha dare risposte a queste domande ?
Noi privilegiati che riusciamo a porcele perché riusciamo, ogni tanto, ad alzare la testa verso il cielo e farcele queste domande.
E non ci sorprende, che ancora una volta, il vuoto non sia fuori da noi, nello spazio infinito.
Ma dentro di noi.