Molto in questi anni è stato scritto, detto, dibattuto sull'intelligenza: umana ed artificiale.
Parlandone ho sentito classificare la nostra come intelligenza "naturale". Ma in noi non c'è nulla di naturale, noi siamo, per scelta.. fuori dalla natura. Molti di noi non sono d'accordo con questa definizione, ma la scelta è stata fatta centinaia se non un millennio fa.
Per scappare dalla realtà di un mondo che non si comprendeva, temeva, si vedeva governato da entità fuori dal nostro controllo. Poi noi stessi, col cambiamento climatico, stiamo diventando una di quelle forze fuori controllo.
Definirci naturali, invece che artificiali, vuol dire sottovalutare la nostra responsabilità e scelta cosciente, di ogni giorno, ogni istante, anche adesso, di voler prolungare la nostra esistenza oltre i limiti naturali: libri, monumenti, idee, figli. Tutto per sfuggire ad un ordine naturale.
Ed ecco allora perché stupirsi se vogliamo creare un'intelligenza artificiale: c'è chi ci parla, chi gli fa creare immagini (l'immagine del primo post è creata da un'ai ), chi vuole amarla, chi la odia e chi ci fa i miliardi.
Il treno è già partito, anzi è talmente in corsa che neppure ce ne accorgiamo.
Non pensare a Terminator, alla rivolta dei robot. Pensa piuttosto ad una canzone, che lenta inizia e si insinua in ogni ambito della tua vita. C'è chi se ne accorge prima, chi è distratto e non la sente subito e ne resta così assuefatto che non ci fa più caso.
E' un motivo che resta, come l'aria, come la ruota, come internet.
